LIFEGATE PRESENTA

Roma è pronta, la sostenibilità per la ripartenza

A cura di Valentina Neri e Domenico Zaccaria

La crisi sanitaria ed economica inciderà profondamente sul tessuto di una città come Roma. La direzione da intraprendere però è chiara, ed è quella della sostenibilità. I dati del primo Osservatorio Roma e la Sostenibilità condotto da LifeGate danno fiducia e speranza.

I - Le città sono in prima linea per costruire un domani migliore

Il coronavirus è una crisi sociale ed economica che ha segnato una linea di rottura, indipendentemente da come si evolveranno gli aspetti sanitari. C’è stato un “prima” e ci sarà un “dopo” che, per forza di cose, riguarderà ognuno di noi, come comunità e come cittadini. La prospettiva di ritornare semplicemente al business as usual, cioè alle logiche che ci hanno accompagnati fino a ieri, va respinta a tutti i costi. A lanciare con forza questo appello è la task force sulla Covid-19 formata dalla rete di sindaci che fanno parte dell’organizzazione C40. La pandemia, scrivono, “per molti versi è anche un fenomeno urbano, che affonda le sue radici nella distruzione dell’ambiente e nella relazione tra l’umanità e la natura”. 

© Stella Levantesi/LifeGate
Questi sono tempi eccezionali in cui la natura ci sta inviando un messaggio di interconnessione: per prenderci cura di noi stessi dobbiamo prenderci cura della natura. 

Livia Pomodoro, Presidente Milan Center for Food Law and Policy

Di conseguenza le città devono prendere atto del proprio peso sugli equilibri del Pianeta e delle responsabilità che ne derivano. I numeri sono eloquenti. Appena quarant’anni fa le aree urbane ospitavano 1,7 miliardi di individui, vale a dire il 39 per cento della popolazione mondiale. Già nel 2014 era stata superata la soglia del 50 per cento. Le più recenti proiezioni delle Nazioni Unite dipingono un 2050 in cui abiteranno in città 2,5 miliardi di persone in più rispetto a oggi, cioè il 68 per cento della popolazione globale. Già fra un decennio conteremo 43 megalopoli da oltre dieci milioni di residenti, anche se dobbiamo attenderci tassi di crescita più frenetici da tutti quegli agglomerati che oggi contano meno di un milione di abitanti disseminati tra Asia e Africa. Le città generano l’80 per cento del prodotto interno lordo (pil) – ribadisce la Banca mondiale – ma anche il 70 per cento delle emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale, oltre a consumare i due terzi dell’energia.

Non è tutto qui, continua Enrico Giovannini, già presidente dell’Istituto italiano di statistica (Istat) e ministro del Lavoro e delle politiche sociali, ora portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis) e membro del comitato di esperti nominato dal governo per impostare la fase 2. Le città sperimentano sulla propria pelle problematiche acute come quella dei trasporti, ma è anche vero che per affrontarle possono sfoderare le competenze di università e grandi imprese. In sintesi, in questo momento storico le città possono e devono diventare motori di cambiamento. All’insegna di quella resilienza trasformativa di cui tutti noi, come società, abbiamo un grande bisogno.

II - Un ritratto di Roma, fra complessità e voglia di cambiare

Era la vigilia di Expo 2015 quando per la prima volta LifeGate ha deciso di saggiare il polso degli italiani, per valutare se e quanto fossero disposti ad accogliere la sostenibilità nel loro quotidiano. Nasce così l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, un’indagine condotta in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra MR, che ha visto crescere in modo considerevole la percentuale di cittadini che si dichiarano coinvolti nei confronti della sostenibilità: dai 21 milioni della prima edizione ai 36 milioni del 2020 (su 50,6 milioni di maggiorenni).

Luca Morari
Vice President Southern Europe Ricola e Ceo Divita

Visto che i territori urbani sono così preziosi come laboratori di trasformazione, perché non declinare la ricerca anche su scala locale? A partire da questa considerazione, nel 2017 ha fatto il suo esordio anche la versione milanese, che di anno in anno ha restituito un quadro sempre più vivace, attrattivo e innovativo del capoluogo lombardo. L’insieme di questi dati desta grande ottimismo: parola di Luca Morari, Vice President Southern Europe Ricola e Ceo Divita, partner consolidato di ogni edizione.

Parlare di grandi tessuti urbani in Italia impone anche di confrontarsi con una realtà che è un unicum da tanti punti di vista: quella di Roma. Un unicum per storia, caratteristiche, tessuto sociale, dimensioni. Oltre 2,8 milioni i residenti (il doppio rispetto a quelli di Milano), suddivisi in quindici municipi. Tra i più piccoli c’è il primo, il centro storico con i suoi sette colli e con oltre 170mila abitanti, all’incirca quelli del comune di Reggio Emilia. I numeri diventano ancora più imponenti se ci si sposta verso la periferia. Il municipio Roma VII (che ospita gli studi cinematografici di Cinecittà) conta più o meno i residenti della città di Catania (307mila), il VI quelli di Venezia (257mila), l’XI è esteso quanto la città di Milano (182 chilometri quadrati). Per pareggiare la superficie di Roma bisognerebbe sommare quelle di Bologna, Milano, Torino, Genova, Napoli, Palermo, Catania e Firenze. E queste cifre riguardano soltanto Roma Capitale: allargando i confini all’intera città metropolitana si arriva a 4,3 milioni di abitanti su una superficie di 5.352 chilometri quadrati.

Roma oggi

0 %
donna-01
Donne
0 %
uomo-01
Uomini

ETÀ

18 - 24

9%

25 - 34

16%

35 - 44

17%

45 - 54

23%

55 - 64

14%

65 e più

21%

ISTRUZIONE

Laurea

29%

Media superiore

53%

Media inferiore

17%

Nessuno/elementare

1%

ALIMENTAZIONE

Onnivoro

70%

Limita la carne

24%

Vegetariano

6%

OCCUPAZIONE

Impiegati/dirigenti

32%

Operai / commessi/ liberi prof.

24%

Casalinghe

10%

Studenti

8%

Pensionati

19%

Disoccupati

7%

POSSESSORI DI ANIMALI

Ha animali

57%

Non ha animali

43%

III - 2,3 milioni di romani sono coinvolti nella sostenibilità

Descrivere Roma è di per sé una sfida. In tanti ci provano, con toni che di volta in volta si possono rivelare polemici, critici o propositivi. Dal canto suo, l’Osservatorio condotto da LifeGate dipinge un ritratto che si può definire sorprendente. Interpellati sui temi sociali e ambientali, i romani mostrano un entusiasmo addirittura più vivo rispetto alla media nazionale, che pure è in costante miglioramento.

Sono rimasto molto colpito da come i cittadini romani abbiano integrato nelle loro scelte quotidiane e nei loro comportamenti i temi di rispetto sociale e ambientale. Questo ci dimostra come i romani stiano cercando di costruire una città più sostenibile.

Enea Roveda, Amministratore Delegato Gruppo LifeGate

Tutto questo tenendo anche in considerazione un fattore tutt’altro che secondario. L’indagine condotta via web su 800 cittadini rappresentativi della popolazione maggiorenne è stata realizzata nel mese di marzo, quando l’emergenza sanitaria legata al coronavirus era conclamata ed erano state appena introdotte le misure di distanziamento sociale necessarie per arginare il contagio. Un periodo profondamente destabilizzante per la collettività. Di fronte a una pandemia manifestatasi con una violenza dirompente e ai pesanti sacrifici imposti in nome della salute pubblica, non ci sarebbe stato nulla di strano nell’assistere a una reazione di chiusura e individualismo. Proprio per questo le risposte dei romani diventano ancora più significative.

Per cominciare, solo due su dieci bollano la sostenibilità come una delle tante mode alimentate dal battage mediatico. Al netto di un 5 per cento che si dice indeciso, tre intervistati su quattro hanno le idee chiare: la sostenibilità è un tema sentito, reale, presente. Una percentuale che stacca di ben 13 punti la media nazionale.
Sostenibilità, tema sentito o solo moda?
La sostenibilità è un tema sentito
Osservatorio Roma
75%
Osservatorio nazionale
62%
La sostenibilità è una moda
Osservatorio Roma
20%
Osservatorio nazionale
29%
Sono indeciso
Osservatorio Roma
5%
Osservatorio nazionale
9%

Certo, si potrebbe opinare che fin qui si tratta solo di intenzioni. È per questo che la ricerca si articola su tre dimensioni distinte: parte dalla conoscenza della terminologia e delle questioni più rilevanti, per poi valutare gli atteggiamenti espressi dai cittadini e infine i loro comportamenti concreti, sotto forma di acquisti, abitudini, uso di servizi pubblici e condivisi.

Macinando tutti questi dati, l’Osservatorio suddivide i cittadini in tre grandi gruppi. Da un lato ci sono i disinteressati, che magari possono aver sentito parlare di questioni ambientali e sociali senza però esserne particolarmente influenzati. Poi ci sono gli interessati che mostrano un atteggiamento più curioso e attento. Infine gli appassionati, che credono davvero nella sostenibilità e fanno tutto il possibile per perseguirla. A Roma oltre quattro cittadini su dieci corrispondono a questo profilo di “militanti”, una percentuale che sale ancor più tra i giovani, superando la metà del campione. Sommando appassionati e interessati si arriva a 2,3 milioni di persone, vale a dire l’81 per cento dei residenti di Roma Capitale. Una percentuale che supera in modo sensibile quella registrata a livello nazionale.

Il coinvolgimento dei romani

Cittadini di Roma

  • Appassionati 42%
  • Interessati 39%
  • Disinteressati 19%

Generazione Z Roma

  • Appassionati 51%
  • Interessati 29%
  • Disinteressati 20%

Popolazione italiana

  • Appassionati 38%
  • Interessati 34%
  • Disinteressati 28%

IV - I giovani vogliono riscrivere il nostro futuro

“Siamo a un bivio e non possiamo più permetterci di tornare al passato. Roma, come tutte le città italiane e del mondo, deve investire nella transizione ecologica”. Federica Gasbarro sfoggia un piglio sicuro unito a un viso rassicurante e pulito di venticinquenne. Studentessa di Scienze biologiche all’università di Roma Tor Vergata, la giovane attivista ha alle spalle più di un anno di scioperi per il clima e ha partecipato allo Youth Climate Summit a New York il 21 settembre 2019 come rappresentante italiana.

Dato che oltre il 42% della popolazione mondiale ha meno di 25 anni, il focus dello sviluppo sostenibile deve essere prevalentemente sui giovani. Si tratta di una generazione che deve poter programmare e sostenere i massimi impatti della crisi climatica e del degrado ambientale. Mentre i giovani non hanno avuto voce in capitolo su come l’umanità tratta (e ha trattato in passato) la natura, adesso debbono ottenere questa voce in capitolo. È un diritto che dobbiamo riconoscere loro con forza.

Livia Pomodoro, Presidente Milan Center for Food Law and Policy

Le sue parole danno un’idea ben chiara di quanto la sostenibilità sia una cosa seria per le fasce più giovani della popolazione. Su scala nazionale, l’Osservatorio sullo stile di vita sostenibile di LifeGate aveva svelato come la generazione Z (che corrisponde alla fascia di persone tra i 18 e i 24 anni) fosse mediamente più attenta e informata rispetto a quella di genitori e fratelli maggiori. A Roma i risultati sono addirittura più eclatanti, in termini di conoscenza, atteggiamenti e comportamenti concreti.

Il vocabolario della sostenibilità

RISCALDAMENTO GLOBALE
Cittadinanza 85%
Generazione Z 91%
CRISI CLIMATICA
Cittadinanza 77%
Generazione Z 81%
ENERGIA SOSTENIBILE
Cittadinanza 72%
Generazione Z 85%
MOBILITÀ SOSTENIBILE
Cittadinanza 62%
Generazione Z 73%
ALIMENTAZIONE SOSTENIBILE
Cittadinanza 59%
Generazione Z 63%
OSSIDI DI AZOTO E OSSIDI DI ZOLFO
Cittadinanza 50%
Generazione Z 40%
TURISMO SOSTENIBILE
Cittadinanza 50%
Generazione Z 50%
MODA SOSTENIBILE
Cittadinanza 48%
Generazione Z 52%
© Eric Parker / Flickr

Con la determinazione che li contraddistingue, i ragazzi non esitano a far sentire la propria voce. Sono scesi in piazza a decine di migliaia per le varie edizioni del Global strike for future che si sono susseguite nell’arco del 2019, ospitando anche l’attivista svedese Greta Thunberg sul palco di piazza del Popolo. Alla vigilia del terzo sciopero globale del 27 settembre scorso, l’assemblea comunale del Campidoglio ha approvato una mozione presentata dai capigruppo di tutti i partiti che dichiarava l’emergenza climatica e ambientale. Una delle più incisive in tutt’Italia, poiché impegna la giunta a ridurre almeno del 40 per cento le emissioni di CO2 entro il 2030, facendo ogni sforzo per raggiungere il 50 per cento. Quando le manifestazioni sono state forzatamente sospese per l’emergenza sanitaria, gli studenti non hanno gettato la spugna ma si sono soltanto spostati dalle piazze fisiche a quelle digitali. A partire dal 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente, torneranno a manifestare in decine di città italiane. Con una passione e un senso d’urgenza rimasti inalterati.

Ai giovani arrivano segnali di incoraggiamento anche dalle istituzioni, comprese quelle accademiche. “È molto importante che la sostenibilità sia un valore identitario che appartenga alla fase più importante della vita dei ragazzi, che è la formazione”, sostiene Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss, partner ufficiale dell’Osservatorio Roma e la Sostenibilità. Nella sua visione, il ruolo dell’università è anche quello di “creare donne e uomini nel loro percorso formativo, sin da quando sono molto giovani, che comprendano fino in fondo il valore enorme della sostenibilità come chiave per consentire una migliore convivenza civile”.

 

V - La priorità: aria pulita per una vita sana

La grande attenzione dei romani per le tematiche legate alla sostenibilità emerge chiaramente anche quando si affronta il tema della qualità dell’aria. E non potrebbe essere altrimenti, perché parliamo di una metropoli nella quale circolano circa 1,8 milioni di autovetture e 400mila motoveicoli, un dato che fa della Capitale la città europea con la più alta concentrazione di mezzi a due ruote.

Senza dimenticare che – secondo le stime dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – al riscaldamento domestico è imputabile il 60 per cento delle emissioni inquinanti: nel 2015 a Roma (gli ultimi dati disponibili ad oggi) 3.105 tonnellate di polveri sottili erano prodotte da camini, stufe e caldaie, rispetto alle 1.021 tonnellate del trasporto su strada.

Cittadinanza di Roma

Conosce il significato di “ossidi di azoto” e “ossidi di zolfo”

Cittadinanza di Roma

Ritiene giusto fare azioni concrete per migliorare la qualità dell’aria

Dall’analisi emerge che la quasi totalità dei cittadini (il 95 per cento) ritiene giusto fare azioni concrete per migliorare la qualità dell’aria; al contempo, l’85 per cento è consapevole dell’esistenza del problema del riscaldamento globale e il 77 per cento della crisi climatica: si tratta di dati superiori alla media nazionale, rispettivamente di 15 e di 14 punti percentuali. La metà degli intervistati, inoltre, conosce il significato di termini decisamente più tecnici come “ossidi di azoto” e “ossidi di zolfo”. Al contempo, spicca il dato relativo al 59 per cento che ritiene giusto attivare il blocco delle auto inquinanti nei periodi in cui la qualità dell’aria ha superato i livelli di allerta: Roma è stata infatti la prima città d’Italia ad aver imposto – in occasione delle domeniche senz’auto – il blocco dei veicoli con i motori diesel classificati “euro 6”.

VI - Roma prepara il terreno per la mobilità sostenibile

Mauro Caruccio
Amministratore delegato di Toyota Motor Italia

Strettamente connesso alla qualità dell’aria è il tema della mobilità sostenibile, in particolare di quella ibrida ed elettrica.

Mauro Caruccio, amministratore delegato di Toyota Motor Italia, è convinto che “la soluzione ideale risiede nella complementarietà delle soluzioni tecnologiche che il settore dell’auto può oggi offrire”, anche attraverso un “modello di integrazione sempre più stretto tra la mobilità pubblica e privata, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento e l’occupazione di suolo pubblico”. In questa fase di transizione, per la casa giapponese l’ibrido rappresenta la soluzione ideale, la più pragmatica nell’utilizzo e il miglior compromesso possibile tra prestazioni, consumi ed emissioni: non solo di gas che alterano il clima, ma anche di particolato e di NOx (ossidi di azoto) con valori inferiori di oltre il 90 per cento rispetto ai limiti previsti dalla normativa vigente.

A Roma il terreno sembra fertile, se si considera che il 62 per cento conosce il significato del termine “mobilità sostenibile” (il 16 per cento in più rispetto alla media nazionale), che uno su cinque dichiara di utilizzare auto elettriche o ibride e che il 26 per cento sarebbe disposto ad acquistarle anche se costassero di più: dati superiori di otto e di cinque punti percentuali in confronto alla media italiana.  

Utilizza

auto elettriche o ibride

Roma

Italia

È disposto

ad acquistare auto elettriche o ibride ANCHE SE COSTANO DI PIÙ

Roma

Italia

Il tema della sostenibilità applicata al mondo dell’auto, sostiene Caruccio, “deve essere visto con una visione più allargata: nell’immediato, scegliendo veicoli ad alta efficienza energetica e a basse visioni inquinanti, e nel lungo periodo, optando per mezzi che durano nel tempo e che hanno una minore usura delle parti meccaniche”. A Roma, in misura maggiore rispetto a molte città d’Italia, è fortemente sentito il problema delle infrastrutture di ricarica, poco numerose e spesso difficilmente accessibili. In quest’ottica si inquadrano i dati, molto significativi, rispetto alla necessità di incrementare il numero di colonnine per la ricarica di auto elettriche (una pratica giusta per il 71 per cento degli intervistati) e di aumentare il numero di parcheggi dedicati alle auto elettriche e ibride (62 per cento).

Cittadinanza di Roma

È giusto incrementare il numero di colonnine per la ricarica di auto elettriche

Cittadinanza di Roma

È giusto aumentare il numero di parcheggi/spazi di sosta dedicati alle auto elettriche/ibride

VII - Sharing e mobilità integrata per il post lockdown

Ancora in tema di spostamenti, i servizi sostenibili offerti della città saranno messi alla prova per gli effetti dell’emergenza coronavirus. “Stiamo puntando moltissimo sulla mobilità integrata e sul potenziamento del trasporto pubblico”, racconta Pietro Calabrese, assessore alla Città in movimento. Al contempo si punterà con ancora maggiore decisione sui mezzi di mobilità privata alternativi all’automobile: l’esperienza dello sharing delle biciclette è stata decisamente superiore alle aspettative,

così il Comune ha recentemente deciso di aprire il mercato agli operatori di sharing di monopattini elettrici, una scelta che si potrebbe tradurre in 16mila mezzi operativi sul territorio. Parallelamente è in programma la realizzazione di ben 150 chilometri di piste ciclabili “transitorie”, che per contrastare l’emergenza “saranno per ora realizzate in maniera semplificata, semplicemente con segnaletica orizzontale e verticale, in attesa di poter perfezionare i progetti”.

Secondo dati della ricerca, il 27 per cento dei cittadini romani utilizza i servizi di bike, car e moto sharing, un dato che sale al 43 per cento se si considera solo la generazione Z: oltretutto questa scelta è dettata principalmente dalla volontà di ridurre l’inquinamento, prima ancora che di risparmiare o di entrare liberamente nelle zone a traffico limitato.

© Rome Cycling di Tejvan Pettinger / Flickr

Il 27% dei cittadini romani utilizza i servizi di bike, car e moto sharing per:

Riduzione inquinamento e impatto sulla qualità dell'aria

Cittadini romani

Generazione Z

Riduzione dei costi rispetto ad auto di proprietà

Cittadini romani

Generazione Z

Accesso a ZTL e parcheggio gratuito​

Cittadini romani

Generazione Z

Praticità e semplicità di utilizzo

Cittadini romani

È un trend consolidato

Cittadini romani

Il 73 per cento dei cittadini dichiara di spostarsi abitualmente sui mezzi pubblici, nonostante le problematiche legate alla vastità del territorio e a una rete metropolitana decisamente insufficiente (55 chilometri di lunghezza contro i 97 di Milano, il cui territorio però è sette volte più piccolo). In crescita anche i servizi del portale online del Comune, l’utilizzo dei centri di raccolta dei rifiuti e, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, degli orti urbani.

Utilizza sempre o spesso i servizi sostenibili offerti dalla città di Roma

Mezzi pubblici
Cittadini romani 73%
Generazione Z 84%
Centri di raccolta dei rifiuti
Cittadini romani 67%
Generazione Z 52%
Portale online del Comune
Cittadini romani 73%
Generazione Z 84%
Fiere ed eventi
Cittadini romani 53%
Generazione Z 72%
WiFi della provincia
Cittadini romani 39%
Generazione Z 58%
Bike, car, moto sharing
Cittadini romani 27%
Generazione Z 43%
Orti urbani
Cittadini romani 26%
Generazione Z 41%
Colonnine per ricarica elettrica
Cittadini romani 16%
Generazione Z 26%

VIII - Dalle parole ai fatti: gli acquisti responsabili

Questa carrellata di esempi ci aiuta a capire quanto ogni individuo, nel suo piccolo, possa incidere sull’esito di una sfida enorme e collettiva: quella di far evolvere il tessuto urbano in chiave sostenibile. Le abitudini legate alla mobilità sono senza dubbio determinanti in questo percorso, ma devono essere incastrate con tanti altri tasselli. Per questo, le varie edizioni dell’Osservatorio sullo stile di vita sostenibile che si sono susseguite nel tempo, su scala nazionale e locale, prendono il via da una mappatura dei valori dei cittadini per poi valutare se (e in che misura) si traducano in azioni e acquisti. Un conto infatti è affermare a parole di credere nella sostenibilità, cosa ben diversa è modificare le proprie abitudini quotidiane per dimostrarsi coerenti con questo principio, magari facendo anche qualche piccolo sacrificio in termini economici.

Un tema, quest’ultimo, particolarmente delicato soprattutto nel periodo in cui è stata condotta l’indagine su Roma. Nel pieno di un lockdown senza una data di scadenza definita, sarebbe stato lecito aspettarsi che la reazione più istintiva fosse quella di tirare la cinghia in attesa di tempi migliori. Eppure, i romani hanno sorpreso in positivo anche su questo fronte. Nel primo comune agricolo d’Europa con circa 50mila ettari coltivati, una persona su cinque consuma regolarmente cibo biologico e una su tre sarebbe disposta ad acquistarlo anche se costasse di più, magari approfittando dei mercati rionali e a km zero disseminati tra i municipi.

©StellaLevantesi/LifeGate

Consuma cibo bio​

Cittadinanza Roma​

Popolazione italiana

È disposto ad acquistare prodotti bio anche se costano di più

Cittadinanza Roma​

Popolazione italiana

Più contenuta – ma sempre in linea con la media nazionale o leggermente superiore – l’abitudine di indossare capi d’abbigliamento etici e naturali, prediligere per i propri figli i giocattoli in legno e stoffa a quelli in plastica, dimostrarsi responsabili anche in vacanza.

Cittadinanza Roma

Ritiene che l’arredamento e l’abbigliamento possono essere sostenibili

79%

Usa capi di abbigliamento sostenibili

20%

È disposto ad acquistare abbigliamento naturale e sostenibile anche se costa di più

23%

Il dato su Roma va a confermare numerosi studi che da tempo segnalano come le imprese più sostenibili vengano premiate dai consumatori in termini di acquisti e passaparola positivo. Ma c’è di più, sottolinea Simona Romani, docente di Consumer behavior presso la Luiss e delegata del Rettore per la Sostenibilità e l’innovazione didattica. Quando sono salienti, sincere e autentiche, le azioni responsabili delle imprese influenzano anche quelle della collettività, innescando un vero e proprio circolo virtuoso.

IX - Le tecnologie per una casa più smart, sostenibile e salubre

Daniele Grassi
Vice President Samsung Electronics Italia

Seppure in una fase di incertezza economica e forzata contrazione delle spese, c’è un aspetto per cui gli italiani si dichiarano pronti a investire: la casa. Fino a non troppo tempo fa, d’altronde, quest’ultima era considerata poco più che una parentesi tra il lavoro e lo svago, soprattutto per le fasce d’età più dinamiche e in una metropoli vivace come Roma. Reduci da settimane di lockdown, è inevitabile osservare l’ambiente domestico con occhi diversi. Ora è sempre più il luogo per eccellenza dove lavorare, studiare, tenere i contatti con le persone care, sentendosi al sicuro. È per questo che le persone vogliono di più: non semplicemente più cose, ma prodotti e tecnologie che possano fare la differenza nella loro vita quotidiana.

Energia rinnovabile

Cittadini romani

32%

Generazione Z

53%

Sistemi di domotica per il risparmio energetico

Cittadini romani

26%

Generazione Z

32%

Secondo Daniele Grassi, Vice President Samsung Electronics Italia, le nuove tecnologie si rivelano preziose alleate su tre dimensioni: connettività, sostenibilità e salute. Perché una casa smart e connessa, semplice da configurare e gestita tramite sistemi aperti, consente di ottimizzare i consumi di energia, ridurre gli sprechi e ottimizzare l’uso delle risorse, con benefici tangibili per l’ambiente e il portafoglio. Scegliere gli elettrodomestici giusti è anche una forma di tutela per la propria salute, tema salito prepotentemente in cima alla lista delle priorità dei cittadini. Tra le possibilità offerte dai più moderni sistemi disponibili sul mercato c’è per esempio quella di sanificare i tessuti senza prodotti chimici o, ancora, quella di trattenere la polvere e gli allergeni migliorando la qualità dell’aria indoor.

X - Il mondo dello spettacolo non si arrende

Roma è anche la prima destinazione turistica italiana  con 29 milioni di presenze nel 2018, più del doppio rispetto a quelle di Milano e Venezia, seconde a pari merito a quota 12,1 milioni. Se la Capitale ha questa insuperabile attrattiva è senza dubbio per il suo patrimonio storico e artistico unico al mondo, che va di pari passo con un’economia fortemente imperniata sulla cultura. La più recente edizione dell’Annuario dello spettacolo Siae censisce oltre 460mila spettacoli lungo tutto l’arco del 2018, tra cinema, teatro, concerti, eventi sportivi, ballo, fiere, mostre, parchi divertimento. Sui 4,3 milioni di eventi sul territorio nazionale, insomma, uno su dieci si è svolto a Roma, generando un volume d’affari superiore ai 432 milioni di euro.

L’emergenza sanitaria, che da un giorno all’altro ha imposto di spegnere le luci dei riflettori e abbassare i sipari, ha colpito al cuore un territorio in cui con l’arte e la cultura si mangia, eccome. Su tutti i fronti, da quello autoriale e artistico fino alla produzione, alla distribuzione e all’indotto. Basti pensare a cinema, radio e tv. Un’impresa italiana su tre ha sede entro i confini del Lazio. Se si considera il numero di addetti, si arriva al 45 per cento sul totale nazionale. È evidente che bisognerà costruire a poco a poco una nuova normalità, ma il “come” è ancora un gigantesco punto di domanda.

L’attore e regista Alessandro Gassmann non fa mistero degli enormi problemi che il mondo dello spettacolo ha di fronte a sé. Ma, guardando in prospettiva, è ottimista: “Sono convinto che la cultura potrà reagire. Potrà reagire anche collaborando nel far sapere quanto una ripartenza diversa sia necessaria per il futuro, non tanto del Pianeta, che sopravvivrà, quanto delle prossime generazioni. Anche il cinema, il teatro, la musica dovranno farsi carico di informare su quanto il Pianeta sia danneggiato per le attività umane”. Un po’ come fa lui stesso ogni venerdì, segnalando tramite il suo account Twitter le storie dei #GreenHeroes italiani scelti insieme al Kyoto Club.

Roma è il punto d’incontro tra tutti coloro che creano arte e intrattenimento (sopra o dietro un palco) e tutte quelle realtà che promuovono la cultura, la tutelano, la fanno conoscere al pubblico più vasto possibile. Anche dal loro punto di vista il momento che stiamo vivendo è denso di incognite, che con l’approccio giusto possono essere trasformare in opportunità di crescita. Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, sottolinea come la cultura ci aiuti anche a dare un senso a quello che è successo e a costruire il “dopo” all’insegna di una maggiore coscienza critica, una “consapevolezza aumentata” della fragilità del nostro ecosistema. Un tema, quello del rapporto tra uomo e natura, che anche la comunità artistica e creativa è chiamata a fare proprio: “Pensiamo alla natura come a un qualcosa di estraneo, distante, altro da noi. In realtà il mondo è un sistema integrato e la cultura ci può aiutare a superare questa frattura percettiva”. Fa ben sperare il fatto che, proprio in questo periodo particolarmente complesso, inizino a emergere idee e soluzioni particolarmente brillanti.

XI - Quale futuro dopo la pandemia?

Passando in rassegna le dimensioni del vivere urbano – dall’alimentazione alla mobilità, dalla qualità dell’aria alla cultura – emerge chiaramente quanto Roma sia una città complessa. Per tanti motivi – in primis le dimensioni, incomparabili rispetto a quelle degli altri centri italiani – non si può immaginare che gli sforzi profusi diano un esito immediato. Questo, però, non può essere un alibi per l’inerzia. Perché la sostenibilità è l’unica possibile chiave di lettura per il futuro, tanto più dopo la ferita del coronavirus. E i cittadini sono i primi a crederci, mettendola in cima alla lista delle priorità e chiedendo a chi li amministra di fare altrettanto.

Forse la strategia migliore per ricominciare è proprio quella di ripartire da tutti noi, dalle persone. Interpellandole sulle loro aspettative e rendendole partecipi delle novità in cantiere, senza nascondere gli sforzi che comporteranno. Lo assicura anche CDP, che con il suo piano strategico 2019-2021 si assume la responsabilità di fare da volano per lo sviluppo sostenibile del Paese. “I cittadini ci dicono che la sostenibilità è per loro un interesse o addirittura una passione. A questo interesse e a queste passione dobbiamo e vogliamo dare delle risposte, ma soprattutto dobbiamo fare in modo che siano canalizzati in azione”, afferma la responsabile sostenibilità Gaia Ghirardi.

D’altra parte, Roma non è altro che un laboratorio cruciale per una sfida ancora più grande, che ci vedrà impegnati non per settimane o mesi, ma per anni. “Una lezione positiva di questo terribile periodo – suggerisce Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia – è che dalle crisi si esce con più solidarietà, più cooperazione scientifica e tecnologica. Questi sono gli stessi ingredienti necessari a vincere le altre sfide globali, in particolare quella del clima”. Gli scienziati non fanno che ripeterci che la salute umana è legata a doppio filo a quella del Pianeta. E appare ormai evidente che una crescita reale è una crescita inclusiva, che ragiona sul lungo periodo sforzandosi di appianare gli squilibri all’interno della società. “Non possiamo pensare di cavarcela da soli. Viviamo in un piccolo Pianeta e il destino dell’umanità mai come oggi è collegato”, conclude Onufrio.

©StellaLevantesi/LifeGate

L’invito è quello a lasciarsi alle spalle un certo retaggio che per lungo tempo ha indotto a ragionare in termini di contrapposizioni: come se da un lato ci fossero da un lato le esigenze dell’economia e dall’altro quelle dell’ambiente; da un lato le esigenze dell’Italia, dall’altro quelle dell’Europa. Quando si è travolti da un’ondata così impetuosa, l’unica opzione è quella di remare nella stessa direzione.

Il compito di tracciare la rotta spetta all’Unione europea, che a dicembre 2019 – quando ancora non si sentiva parlare di Covid-19 – annunciava il green deal, il piano da mille miliardi di euro per azzerare il proprio impatto climatico entro il 2050, stabilendo un primato storico. Dopo poche settimane prendeva il via una crisi economica globale che, secondo il Fondo monetario internazionale, è la peggiore della storia dopo quella del 1929. Ma questo percorso è andato avanti, ricorda il Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Antonio Parenti. Concretizzandosi nella nuova strategia per la biodiversità, volta a riportare la natura nelle nostre vite, e nella strategia ““dal produttore al consumatore” che intende trasformare il sistema alimentare dell’Unione. “Azioni e impegni ambiziosi ma altresì commensurati all’importanza della posta in gioco”, commenta. Per riprendere la metafora proposta da Vito Borrelli, Capo f.f. della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il green deal rimane la stella polare della Commissione. La presidente Ursula von der Leyen non ha dubbi in merito: “Con una ripesa verde usciremo dalla crisi del coronavirus più forti e più sani”.

Di fronte a questo nuovo corso verde che ci vede tutti ugualmente coinvolti, una città come Roma si deve portare sulle spalle il peso di tante criticità. Da altri punti di vista, però, ha una marcia in più. Quando si parla di ripresa dopo una crisi, infatti, viene istintivo immaginare di dover costruire qualcosa di nuovo; che si tratti di edifici, fabbriche o infrastrutture. Roma invece il suo patrimonio ce l’ha già, ed è un qualcosa che nessuna pandemia e nessuna crisi economica le potranno sottrarre. È fatto di storia, competenza, cultura, e di una cittadinanza che crede nella sostenibilità e vuole fare la sua parte.

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